I film che parlano di famiglie disfunzionali sono tra i miei preferiti, non a caso “The Royal Tenenbaums” è in cima alla mia lista. Tuttavia, seppure sulla carta (e sulla pellicola) questi temi siano davvero affascinanti, non bisogna dimenticare quanto dolorose possano essere queste situazioni nella vita reale, aldilà dello schermo.

Gregory Bateson descrive la famiglia come un “gruppo con storia”. Un’unità dinamica soggetta a cambiamenti e trasformazioni continue (a livello individuale, interpersonale, gruppale e sociale [1]) cui far fronte attraverso meccanismi di adattamento e conservazione. Queste trasformazioni sono frutto di eventi critici (normativi o paranormativi, si veda in seguito) e la modalità con cui essi vengono affrontati determina il grado di “funzionalità” della famiglia.

“Ciascun evento critico assume una funzione positiva (nonostante le difficoltà e i rischi che può comportare) perché attiva processi evolutivi, introducendo nuove variabili e compiti di sviluppo che modificano le precedenti modalità di funzionamento della famiglia.”

Dinamiche relazionali e ciclo di vita della famiglia / il Mulino / Marisa Malagoli Togliatti e Anna Lubrano Lavadera

Alcuni esempi di eventi critici?

Eventi critici NORMATIVI (in un certo senso “attesi” dalla maggior parte delle famiglie):

MatrimonioNascita di un figlioCrescita dei figli
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Immagini da “Father of the Bride” *cliccate sull-ultima per una clip!

Eventi critici PARANORMATIVI (anche se frequenti, non sono del tutto prevedibili e mettono maggiormente in difficoltà la famiglia rispetto a quelli normativi):

Crisi EconomicaMalattiaDivorzio
Immagini da “Full Monty”, “Still Alice” e “Marriage Story”.

Il significato che la famiglia (nella sua totalità) attribuisce all’evento critico è fondamentale perché è parte della risposta e delle strategie adattive che essa mette in atto di fronte all’evento stesso. Un altro aspetto che contribuisce – o meno – al superamento dei diversi compiti di sviluppo sono le risorse di cui la famiglia dispone e che riesce ad attivare (caratteristiche di personalità, istruzione e disponibilità economica dei singoli membri ma anche la presenza o l’assenza di reti formali ed informali: scuola, servizi sociali, vicini di casa).

Quando parliamo di famiglia disfunzionale perciò intendiamo una famiglia che non è (o non è stata) in grado di cambiare ed adattarsi di fronte a situazioni critiche (dove il termine “crisi” non ha valenza negativa). Sono quindi le strategie di coping (adattamento) e di problem solving a distinguere una famiglia “normale” da una “patologica”.

Attenzione! Spesso quando si sente parlare di “famiglia disfunzionale” si pensa solo ed esclusivamente a storie di abusi, tossicodipendenza, violenza domestica.. e chi più ne ha, più ne metta. Tuttavia, potremmo dire che esiste un continuum lungo il quale le diverse famiglie (con le rispettive dinamiche familiari) possono andare a posizionarsi. La “disfunzionalità” può manifestarsi anche a piccole dosi e non in maniera plateale…

Sarebbe interessante aprire il discorso al tema della “comunicazione disfunzionale” e degli stili parentali ma per questo rimando ad un prossimo post. Prima di lasciarvi mi piacerebbe condividere con voi una piccola lista di film su famiglie disfunzionali. Fatemi sapere quali di questi avete visto e se vi sono piaciuti.

Alcuni esempi di famiglie disfunzionali (al cinema)

  • La famiglia Burnham di American Beauty (Sam Mendes, 1999) composta da Lester (padre e marito emotivamente assente, insoddisfatto dalla vita), Carolyn (madre e moglie che punta tutto sulle apparenze) e Jane (adolescente in crisi). I tre vivono sotto lo stesso tetto ma la mancanza di comunicazione e l’incapacità di mettersi nei panni dell’altro finirà per allontanarli sempre di più.
  • La famiglia Ward di The Fighter (David O. Russell, 2010 ). Un fratello che vive all’ombra dell’altro (campione di Boxe che però deve fare i conti con il senso di fallimento e di frustrazione), una madre possessiva che si impone su tutti e manda messaggi ambivalenti che producono continui sensi di colpa ed una cerchia di sorelle che definire “invadenti” è un eufemismo. Unica figura “fuori dal coro” è il padre – l’unico che cerca di dare man forte al figlio, sperando di infondergli un po’ di fiducia.

  • La famiglia Hoover di Little Miss Sunshine (J. Dayton e V. Faris, 2006) . Mettete insieme un nonno tossicomane, uno zio suicidario, un padre ossessionato dalla paura del fallimento ed una madre nevrotica. Aggiungete un adolescente nichilista ed una settenne che sogna di diventare reginetta di bellezza. Otterrete un film meraviglioso che, con ironia, cerca di far riflettere sulle dinamiche familiari e sulle funzioni della famiglia.

  • I Tenembaum di “Royal Tenenbaums” (Wes Anderson, 2001). Come non concludere così? Ormai lo conosco a memoria, interrogatemi e vi dirò le battute una ad una. Padre distante e truffaldino, 3 figli con un passato da “piccoli genietti ” (matematica, scrittura teatrale, tennis) ed una calamita per disastri ed eccentricità. Tensioni ed affetti trascurati vengono a galla quando i (tanti) membri della famiglia si ritrovano sotto lo stesso tetto dopo 17 anni perché il padre finge di avere un cancro (già questo dice tante cose).

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2 pensieri riguardo “Famiglie disfunzionali – un’introduzione a suon di Wes Anderson (e non solo)

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