Non si parla d’altro e francamente inizia ad essere difficile non farsi contagiare “dalle paure e dalle ipocondrie” (cit. Franco Battiato). Stiamo vivendo un periodo senz’altro particolare, che ricorderemo negli anni a venire… Non è solo la paura del contagio e della malattia a colpirci ma anche il mix di emozioni e pensieri che provoca lo stato di quarantena.

La società si sta dividendo a suon di #iorestoacasa e #potessifarloancheio e questo non fa che alimentare sentimenti negativi anche dove non sembra essercene motivo. Ho pensato che sarebbe stato utile e (spero) interessante provare a dare un nome a queste emozioni e proporre alcune strategie per gestirle al meglio.

Innanzitutto : cos’è un’emozione? secondo Lazarus (1991), l’emozione è una reazione determinata dalla valutazione cognitiva delle circostanze personali ed è legata, perciò, al significato che attribuiamo a ciò che ci capita.

Per Schachter e Singer (1962), ha origine dall’interazione di due fattori :

  • Un’attivazione fisiologica (qualsiasi, es. sudorazione, aumento battito cardiaco)
  • Una componente psicologica (la spiegazione / valutazione cognitiva di tale attivazione)

Per Paul Ekman, invece, le emozioni sono frutto di un processo evolutivo che ha portato l’essere umano a selezionare i comportamenti più adatti per vivere/sopravvivere nell’ambiente. Attraverso numerosi studi sul campo (celebri le sue ricerche sul volto in Nuova Guinea e nel Borneo durante gli anni ’70) ha dimostrato che alle stesse emozioni corrispondono simili (od uguali) movimenti dei muscoli del viso e, viceversa, le stesse espressioni facciali ricevono da parte di qualunque soggetto analoghe interpretazioni emotive, salvo i vincoli culturali-educativi sulle regole di esibizione.

Vediamo, dunque, quali possono essere le emozioni più comuni legate al coronavirus:

Paura

Una delle reazioni più frequenti in questi casi è la paura, emozione primaria, tra le più studiate dagli psicologi. Dal punto di vista evoluzionistico, essa è essenziale per la nostra sopravvivenza: ci permette di metterci in salvo dai pericoli e dai rischi. Tuttavia, se non riusciamo a gestirla rischiamo di attuare comportamenti inadeguati ed irrazionali che rischiano di essere controproducenti. Il rischio è quello di sfociare nel panico e/o ansia generalizzata.

Non a caso abbiamo già assistito a supermercati presi d’assalto e psicosi collettiva di vario genere.

Un’altra possibile reazione a questa situazione è quella della noia.

Noia

Con le ultime indicazioni del Governo siamo tutti invitati/intimati a restare a casa. In una situazione “normale” vivremmo questa possibilità come una vacanza (“.. finalmente!!!!”). Perché non riusciamo a farlo in questo frangente? Perché non si tratta di una nostra scelta e, fondamentalmente, perché l’uomo è un animale sociale e l’idea di non poter aggregarsi e condividere tutto questo tempo libero con altre persone può essere sconfortante.

A parte per gli asociali di natura… 😉

La noia, dicevamo.

La noia è un’esperienza universale e molto comune. Secondo Eastwood (Eastwood, Frischen, Fenske,  Smilek, 2012) la noia viene concettualizzata come un’esperienza caratterizzata da un desiderio non appagato di fare-esperire qualcosa di soddisfacente [1].

I cinema sono chiusi, i ristoranti sono chiusi, le palestre sono chiuse e la vita è cambiata, anche se temporaneamente. Il rischio è quello di essere inglobati dal divano e imbruttirsi non solo fisicamente ma anche psicologicamente. Depressione e noia sono esperienze emotive ben distinte eppure numerose ricerche si sono concentrate sugli effetti comportamentali di quest’ultima.

In un recente studio condotto presso la University of Limerick studiando gli effetti della noia sul recupero mnestico hanno scoperto che le persone cui era stato indotto un elevato stato di noia richiamavano alla memoria ricordi estremamente più nostalgici (van Tilburg, Igou, Sedikides, 2013).

[1] La noia… non più la cenerentola delle emozioni!

Chi non può rimanere a casa – ad annoiarsi sul divano – può sperimentare un’emozione diversa: la rabbia.

Rabbia (e frustrazione)

Mentre per Paul Ekman la rabbia rappresenta una delle emozioni primarie ed universali, Wilhelm Reich la considera secondaria rispetto alla frustrazione.

La frustrazione può essere definita come lo stato in cui si viene a trovare un organismo quando la soddisfazione dei suoi bisogni viene ostacolata. Le reazioni alla frustrazione possono essere adeguate o inadeguate a superare l’ostacolo. Quelle inadeguate possono assumere aspetti patologici quando si ripetono in modo fisso e coercitivo anche di fronte a frustrazioni di per sé lievi.

Secondo Dollard et al., infatti, la frustrazione può facilmente essere seguita da comportamenti aggressivi poiché dà luogo alla formazione di energia psichica che in un qualche modo deve essere scaricata.

Rabbia e frustrazione sono perciò due esperienze emotive correlate tra loro. Vedremo tra poco quali possono essere alcune strategie per gestirle in maniera adeguata.

Un ultimo aspetto di cui mi piacerebbe parlare è.. il senso di comunità. Non è un’emozione ma è sicuramente una reazione comune in questo periodo.

Senso di comunità

Sarason (1974) la descrive come una percezione di similarità con gli altri, “una riconosciuta interdipendenza” legata alla disponibilità a mantenere tale interdipendenza “offrendo o facendo per altri ciò che ci si aspetta da loro”.

“(…) è, nel migliore dei casi, un’esperienza transitoria preceduta e seguita talvolta da alcuni tipi di tensione o di sfida al senso di comunità stesso.”

SARASON [2]

Ora che abbiamo “dato un nome” a questi aspetti, mi piacerebbe proporvi alcune idee e/o strategie per vivere serenamente questo periodo di quarantena (o meno – si veda medici, infermieri, cassieri e tutti i lavoratori che non possono scegliere di rimanere a casa).

Alcune proposte…

Innanzitutto ricordate che è normale avere paura e che la vostra emozione è più che legittima! Lo stesso vale per la rabbia e la frustrazione, così come per la noia. Ricordate: è una situazione temporanea… “non può piovere per sempre”!

Ecco alcuni suggerimenti:

  • Cercate di limitare il tempo che voi o i vostri familiari passate davanti alla TV, ascoltando i notiziari. Stessa cosa vale per la ricerca costante di aggiornamenti su internet e sui social network. Affidatevi solo a fonti certe (ad esempio: http://www.salute.gov.it/portale/nuovocoronavirus/dettaglioFaqNuovoCoronavirus.jsp?lingua=italiano&id=228 )
  • Parlatene con qualcuno: amici, parenti..specialisti! Sono tanti gli psicologi e psicoterapeuti che in questo periodo offrono consulenze via Skype. Potrebbe essere un’opportunità per cominciare un nuovo percorso di crescita personale, perché no?

  • Sviluppate una routine ed attenetevi ad essa (con flessibilità!). Le prime giornate di quarantena le ho passate tra letto e divano, pur avendo un esame piuttosto pesante da preparare (l’esame di stato per diventare psicologa). Lasciarsi andare è molto semplice e questo facilità anche la sensazione di noia e di star “sprecando tempo”.
  • Sfruttate tutto questo tempo libero per dedicarvi alle cose che più amate: FILM, LIBRI, SERIE TV, VIDEOGIOCHI! Quante volte nella vita vi verrà dato un mese intero di tempo libero? Allego playlist in fondo al post [3].
  • Se avete la fortuna di abitare in campagna : fate una passeggiata! Interrompere la monotonia delle 4 mura di casa può fungere da molla per rimotivarsi e recuperare le energie. L’aria fresca rinvigorisce, il movimento (letteralmente) rimette in moto.
  • Fate i bravi vicini! Se abitate in un condominio assicuratevi che non ci siano persone (anziane e non) in difficoltà con la spesa e / o altri piccoli compiti quotidiani. Ricordando sempre di mantenere le giuste precauzioni si possono fare tante cose.
  • Alzate la cornetta! Una telefonata (o addirittura videochiamata) male non fa! Mantenere il contatto umano anche senza spostarsi da casa è semplice e infonde molta positività! Un’idea semplice che metterò in pratica questa sera, ad esempio, è quella della cena a distanza! Io ed il mio compagno videochiameremo un’altra coppia di amici durante l’ora di cena e faremo finta di essere seduti tutti allo stesso tavolo 🙂
da una scena di Atypical (netflix)

Spero che questo post vi sia piaciuto, in caso lasciate un commento o condividetelo, a presto.

E… #andràtuttobene! ❤️

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Per approfondire :

[1] La noia… non più la cenerentola delle emozioni!

[2] Psicologia dei gruppi. Teoria, contesti e metodologie d’intervento a cura di Barbara Bertani, Mara Manett.

[3] playlist