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Comincio questo articolo con una clip dal film “IO E ANNIE” di Woody Allen: epico.

La settima puntata della serie “diamo un nome alle cose” è dedicata alla depressione, un disturbo dell’umore piuttosto diffuso nella popolazione italiana [1]. Pensate che l’OMS afferma che entro la fine del 2020 sarà la malattia più diffusa in tutto il mondo [2]. Proprio per questo è abbastanza conosciuta anche dai non professionisti e non è raro sentirne parlare anche nel linguaggio quotidiano:

“In questo periodo sono un po’ depresso”
“Mi sta venendo una depressione in ‘sti giorni”
“… Lascia stare, ultimamente è proprio depressa!”

pinco pallino

La depressione, però, non è solamente un generale malcontento – seppur significativo! Per diagnosticare un disturbo depressivo maggiore sono necessari almeno 5 fra i seguenti sintomi (presenti da almeno 2 settimane):

  • tono dell’umore depresso,
  • diminuzione del piacere o della soddisfazione nel fare cose che un tempo ci portavano benessere,
  • perdita o aumento significativo dell’appetito (con conseguente alterazione del peso corporeo),
  • sproporzionati sensi di colpa ed autosvalutazione,
  • ridotta capacità di concentrazione,
  • faticabilità,
  • rallentamento motorio,
  • pensieri suicidari.

E’ un disturbo che può avere esordio a qualsiasi età anche se i “fatidici 25”, con la loro “quarter life crisis“, sembrano essere più a rischio di altri [3]. E’ poi vero che i soggetti che hanno sperimentato un episodio di depressione maggiore in passato corrono maggiormente il rischio di rivivere episodi depressivi nel corso della vita e, forse proprio per questo, la stragrande maggioranza dei pazienti depressi si trova nella fascia di età over65 [1].

La depressione è spesso associata ai disturbi d’ansia (di cui parleremo in un altro post) e le cause sembrano essere un mix tra biologia, psiche e contesto socioculturale. Le donne sembrano essere maggiormente a rischio (si veda anche #depressionepostpartum e #disturbodisforicopremestruale) ma ancora non è chiaro il motivo. Le conseguenze possono essere molto invalidanti; chi ne soffre ha ripercussioni importanti nella vita di tutti i giorni ed è per questo che è fondamentale ricorrere ad un intervento psicologico/psicoterapeutico tempestivo. Importantissimo, inoltre, coinvolgere familiari e/o amici intimi affinché riconoscano e segnalino il problema nel modo più adeguato possibile, contrastando lo stigma che riguarda questo (ed altri) disturbi mentali: non è solo questione di forza di volontà!!!

Ecco un po’ di film per riflettere insieme sull’argomento:

Little Miss Sunshine (2006) di  Jonathan Dayton e Valerie Faris.
Questo film meraviglioso viene nominato spesso sul mio blog perché è ricco di spunti e tratta temi difficili con grandissima delicatezza. Qui troviamo sia lo zio Frank (Steve Carrell), depresso e reduce da un tentativo di suicidio, che il cognato Richard, fermamente convinto nel potere della “forza di volontà” (…appena citata!) per arrivare al successo. Questa famiglia, stramba e scapestrata, si trova a viaggiare in un simpatico van giallo per raggiungere il concorso di bellezza a cui la piccola Olive desidera tanto partecipare. E’ una storia che parla di famiglia, di sogni ma soprattutto di accettazione del dolore e del fallimento. FORTEMENTE CONSIGLIATO!

Manchester by the sea (2016) di Kenneth Lonergan.
Lee (Casey Affleck) è un ragazzo riservato e solitario che vive a Boston e lavora come tuttofare. Un giorno riceve una telefonata improvvisa in cui gli viene comunicato che suo fratello maggiore ha avuto un infarto e per questo deve subito fare ritorno nella sua città natale (Manchester). Purtroppo arriva troppo tardi e si ritrova nel mezzo dei preparativi del funerale, dovendo fare i conti con il tragico passato che lo ha separato dalla sua famiglia e dalla comunità dove è nato ma anche con una nuova responsabilità: è stato infatti nominato tutore del nipote sedicenne.

Babadook (2014) di Jennifer Kent.
Se cercate un film sulla depressione in stile horror, questo fa al caso vostro. Stephen King lo ha definito agghiacciante, direi che basta come motivazione. Vi rimando a questa bella recensione sul sito https://www.lacooltura.com/2018/05/babadook-i-mostri-sotto-il-letto/ perché mi ha rubato le parole di bocca!

Su questo tema ho anche un paio di romanzi da proporvi, che ne dite?

  • Non buttiamoci giù di Nick Hornby (hanno fatto anche il film nel 2014 con Pierce Brosnan e Toni Collette, adoro). La notte di Capodanno 4 sconosciuti si incontrano sulla cima di un palazzo di Londra, noto come la Casa dei Suicidi, con l’intento comune di “farla finita”. Ognuno di loro una motivazione diversa ma, quando si incontrano sul tetto, decidono insieme di prendersi 6 settimane di tempo e rincontrarsi nello stesso luogo a san Valentino per vedere come sono evolute le loro vite.
  • Piccoli suicidi tra amici di Arto Paasilinna. Onni Rellonen, piccolo imprenditore fallito, e il colonnello Hermanni Kemppainen, vedovo inconsolabile, si incontrano in un vecchio granaio abbandonato in una circostanza particolare: il loro tentato suicidio. L’incontro fortuito fa sì che i due rinuncino al comune obiettivo (per il momento!) e si mettano a discutere dei motivi che li hanno spinti alla tragica decisione. Pensano allora di fondare un’associazione dove gli aspiranti suicidi finlandesi potranno conoscersi e viaggiare insieme: le adesioni sono più di seicento.

Per le serie tv, invece, capeggia in pole position “AFTER LIFE” di Ricky Gervais, disponibile su netflix: non perdetela!

Se vi vengono in mente altri titoli scrivetemeli nei commenti, sono curiosa!

A presto,

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Per approfondire:

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