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Il Natale è la festa da passare con la Famiglia, si sa. Ma cosa succede quando la propria famiglia è divisa? Parlo delle famiglie separate o divorziate. “Per le esperienze di abbandono che hanno vissuto, i figli dei divorziati sono spesso più attenti degli altri a queste ricorrenze” [1], ecco perché questo momento di festa e condivisione può rappresentare un periodo buio per molte persone.

Questa è la foto dell’albero di Natale a casa dei miei. Non un albero qualsiasi ma l’ultimo albero della famiglia unita.

L’anno successivo l’albero era fisicamente lo stesso ma tutto il mondo attorno ad esso completamente stravolto. Vi metto la foto che io stessa ho scattato quell’anno, con tanto di citazione a coprirlo – letteralmente – di significato. Da notare anche la scelta dei colori (adoro la potenza della fotografia in questi casi).

“We get to choose who we let into our weird little world” – cit. Good Will Hunting, 1997.

Quando si parla di divorzio ci sono tantissimi aspetti da considerare: i significati e i cambiamenti per i due (ex) coniugi, gli effetti e le conseguenze psicologiche sui figli, la riorganizzazione di tutto il nucleo familiare (comprese le famiglie d’origine). E’ un tema a me molto caro e potrei stare a parlarne per ore ma oggi vorrei concentrarmi solo sugli aspetti che riemergono ogni Natale: i rituali familiari e la condivisione.

“Per esempio, ancor oggi, durante le feste natalizie, per non ferire nessuno devo passare la vigilia di Natale a X poi prendere il treno la mattina del 26 per tornare a Y dove festeggio Santo Stefano a casa di mio zio, il fratello di mia madre.”

Dai figli non si divorzia – Anna Oliverio Ferraris [1]

Il festeggiamento del Natale con la propria famiglia solitamente assume un significato di appartenenza  e di legame che generano sicurezza affettiva ed emotiva. Cosa succede , però, quando le tradizioni natalizie e i rituali familiari vengono sradicati? Nelle famiglie separate anche i più sottili cambiamenti rischiano di creare confusione e smarrimento nei diversi membri. Lo vediamo bene in questa scena di “The Squid and The Whale” di Noah Baumbach: “… E il gatto?”

Forse potrebbe essere facile sdrammatizzare pensando “doppi regali!” ma provate ad immaginare cosa significa dover organizzare doppi pranzi e doppie cene, capire dove e quando fare l’albero di Natale in due case diverse, con chi scartare i regali la mattina del 25 ed il pensiero perenne di lasciare l’altra parte della famiglia… sola. “Dovunque ti giri, fai un danno”. O così è facile immaginare.

Per Brian Weiss la separazione è “un processo multifattoriale esteso che altera, ma non conclude, le relazioni intrafamiliari” [3]. Si tratta perciò di un processo che, sì, disgrega ma al tempo stesso ridefinisce (ruoli e funzioni familiari). Il divorzio, spesso considerato la FINE della famiglia come la si conosce fino a quel momento, può essere invece immaginato come un’evoluzione della famiglia: una fase di “rinegoziazione di nuovi equilibri strutturali, funzionali e relazionali” [3].

Ed ecco che allora la figura dell’ALBERO mi sembra la più consona per parlare di questo processo. In psicologia l’Albero assume diversi significati. La prima che mi viene in mente è quella più psicoanalitica:

“Come tutti i simboli archetipici il simbolo dell’albero ha conosciuto nel corso del tempo una certa evoluzione del suo significato”

C.G. Jung

I significati più comunemente associati ad esso sono “la crescita, la vita, l’estrinsecarsi della forma in senso fisico e spirituale, lo sviluppo, la crescita, l’aspetto materno, l’età, la personalità, la morte e la rinascita” [4]. Esiste anche un test (proiettivo) sulla figura dell’Albero: il test dell’Albero di Karl Koch , considerato da alcuni psicologi un valido aiuto per comprendere gli aspetti nascosti della personalità. Passato, presente, futuro. Disagi, paure ed emotività.

C’è un altro strumento psicologico comunemente associato all’albero e che più di tutti mi fa pensare alla famiglia (unita o meno): l’Albero genealogico che, in terapia familiare, si espande fino a diventare genogramma [5].

Si tratta di uno strumento (diagnostico e/o terapeutico) in grado di evidenziare la natura delle relazioni familiari, gli stili di comunicazione, i miti ed i riti che attraversano diverse generazioni. Nel genogramma sono rappresentate le persone (con i dati identificativi essenziali: genere, nome ed età), i legami relazionali che le uniscono (o dividono) e la generazione di appartenenza. Nel genogramma sono indicati anche i momenti significativi della storia familiare (nascite, morti, matrimoni, separazioni, ecc.).

Psicologia a parte, la figura dell’albero è culturalmente e socialmente utilizzata per rappresentare il legame di una persona con la propria famiglia (le radici) ma anche la sua naturale propensione alla crescita individuale (i rami e le foglie).

Se siete figli di genitori separati/divorziati, quest’anno vi do una dritta sui regali di Natale: https://www.treedom.net/it/gift-a-tree . Perché non regalare un albero alla vostra famiglia ricomposta (o in fase di ricomposizione)?


Treedom finanzia direttamente piccoli progetti agroforestali, diffusi sul territorio. La loro filosofia è quella di realizzare ecosistemi sostenibili e permettere a migliaia di contadini di far fronte ai costi iniziali della piantumazione di nuovi alberi, garantendo nel tempo sovranità alimentare ed opportunità di reddito. Piantare un albero con Treedom significa quindi finanziare un contadino per piantare un albero e sostenerlo fino a quando non sarà produttivo. Un’idea carina, utile e densa di significato.

a presto,
La psicologa Lucrezia


Per approfondire:
[1] Anna Oliverio Ferraris. Dai figli non si divorzia. Separarsi e rimanere buoni genitori. BUR Biblioteca Univ. Rizzoli. 2015.

[2] Cele Otnes, Kyle Zolner, and Tina M. Lowrey (1994) ,“In-Laws and Outlaws: the Impact of Divorce and Remarriage Upon Christmas Gift Exchange”, in NA – Advances in Consumer Research Volume 21, eds. Chris T. Allen and Deborah Roedder John, Provo, UT : Association for Consumer Research, Pages: 25-29.
[3] Il difficile compito di divenire “Famiglia Ricostituita”
[4] L’albero filosofico. C.G. Jung e il simbolismo alchemico rinascimentale. Donato Verardi.
[5] M. Andolfi e V. Cigoli (a cura di), LA FAMIGLIA D’ORIGINE – L’incontro in psicoterapia e nella formazione, F. Angeli, 2003

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