Ieri sera sono andata al cinema e ho visto il nuovo film di Paul Thomas Anderson: Licorice Pizza.

Come con tutti i suoi film, ai titoli di coda ho guardato mio marito perplessa. Non so bene perché questo regista mi fa questo effetto. Poi è bastato dare voce ai miei pensieri e si è sviscerato un mondo…

Trama: Los Angeles, anni 70. Gary Valentine, adolescente intraprendente e “gigione”, incontra Alana Kane, venticinquenne sul cammino incerto ed insicuro dell’indipendenza. Dieci anni li separano ma molto sembra unirli.

Ciò che ho apprezzato di questo film è stata la possibilità di veder proiettata sullo schermo un’intimità semplice, non per forza romantica o sessuale, ma che si “complessizza” (non “complica”) nel tempo. Un’intimità fatta di sguardi e di silenzi, di risate e di occhiatacce, di abbracci e di assenze. Alana e Gary sono irresistibilmente attratti l’uno dall’altra ma non sanno come amarsi, forse non sanno nemmeno se si amano o se amano soltanto l’idea di amarsi. 

La trama ed il susseguirsi degli eventi a questo punto non importa, sono i sentimenti e le emozioni che realmente muovono i due personaggi. “Anche i colpi di scena sono spesso interiori, latenti, ma fondamentali”[1].

Entrambi cercano il loro posto nel mondo. Entrambi si stanno imparando a definire, contornare, evidenziare. Entrambi corrono, con speranza, verso un futuro incerto ma ricco di potenzialità. Nell’arco del film li vediamo all’opera, tra idee imprenditoriali, slanci attoriali o politici, corse (nel vero senso della parola) non al successo ma alla condivisione di un percorso che si sviluppa su livelli diversi e al tempo stesso uguali, insieme ma anche separati. Una relazione fatta non solo di sintonia ed armonia ma anche di contrasti, differenze, competizione. I due protagonisti camminano (e poi corrono) in direzioni diverse… eppur s’incontrano.

Le ripetute corse nei momenti di bisogno, lasciando tutto alle spalle per corrersi in aiuto, rivelando in verità che in amore vince chi c’è, chi resta. Si corre per incontrarsi, perdonarsi, avvicinarsi. Non per fuggire”. [2]

Lo consiglio perché, come mi ha detto mio marito all’uscita del cinema, “non siamo più abituati a farci coinvolgere dalle emozioni banali, quotidiane“.

Vi faccio un esempio: c’è una scena in cui Gary ed Alana sono sdraiati su un materasso ad acqua. Le loro mani si sfiorano, lei ha avuto una serata adrenalinica e si addormenta. Lui vorrebbe toccarla ma si trattiene. Allunga una mano, poi la ritrae, guarda la ragazza sdraita di fianco a sé, sospira. Entrambi così vulnerabili, così intimi, senza che nulla in realtà sia successo. Ecco l’amore che si manifesta attraverso piccoli dettagli.

P.s. Cooper Hoffman alla sua prima prova attoriale mi è piaciuto da morire e mi ha fatto sentire molto la mancanza del suo papà (Philip Seymour Hoffman) con la comune andatura goffa e gli sguardi impacciati. Bravo bravo bravo.

Dott.ssa Lucrezia Arienti

——

Per approfondire:

[1] Quando semplicità è sinonimo di bellezza https://www.ecodelcinema.com/licorice-pizza-2021.htm

[2] IL GRANDE RITORNO DI PAUL THOMAS ANDERSON https://cinema.everyeye.it/amp/articoli/recensione-licorice-pizza-ritorno-paul-thomas-anderson-56774.html

[3] TRAILER: https://youtu.be/ofnXPwUPENo

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