“Il lutto non è un fatto privato”.
Si apre così la raccolta di saggi a cura di M. Andolfi e A. D’Elia.

Il tema della morte è un grandissimo tabù nella nostra società. La morte spaventa perché è “un evento necessitato e immodificabile, destino obbligato (…) è un evento cruciale nella storia di ciascuno e una prova per ogni famiglia” [1]. Un momento di passaggio necessario e non facile. Tutto cambia, tanto si perde e tanto si apprende.

Il mese scorso ho cominciato il mio secondo anno nel reparto di psiconcologia presso l’AUSL di Ferrara come tirocinante psicoterapeuta. I miei pazienti sono i “sopravvissuti e non i morenti, i vivi e non i morti” [1], parafrasando il primo capitolo. I colloqui che faccio sono per lo più con i familiari di chi se n’è andato; chi si è ritrovato -in un momento doppiamente difficile come questo- a dover ritornare alla vita dopo aver subito una grave perdita.

Possiamo considerare la vita dell’essere umano come un CICLO che incontra, inevitabilmente, una serie di eventi critici (chiamati così non perché negativi ma perché mettono “in crisi” l’equilibrio raggiunto fino a quel momento: clicca qui per un articolo approfondito). La morte è, inevitabilmente, uno di questi. Diventa centrale, allora, il SENSO / il SIGNIFICATO che diamo (come individui e come famiglie) a questi momenti cruciali dell’esistenza.

La morte di una persona cara pone di fronte a sfide adattive che impongono la riorganizzazione, così come la ridefinizione dell’identità stessa della famiglia. “Il processo di superamento della crisi del lutto comporta una mobilitazione di risorse che si collocano in un continuum che va dall’individuo alla famiglia, alla comunità, alla società” [1].
Quali sono queste risorse?

“…Ma alla fine l’importante è accettare che per quanto ti senta solo, per quanto sia doloroso, con l’aiuto di chi ti è vicino ce la potrai fare” (Scrubs 3×14)

“L’accento è posto sulla capacità comunicativa rispetto alla profondità del dolore” [1]. Riuscire a parlare e a condividere ciò che si sta vivendo e sperimentando emotivamente mette tutti i componenti della famiglia nella posizione di confrontarsi con il lutto individuale di ciascuno. “Quando viene meno questa disponibilità comunicativa (…) si manifestano modalità protettive e collusive di evitamento, coperture reciproche e complici che sono al servizio di nodi personali e familiari preesistenti”[1]. In questo caso non è possibile progredire, evolvere. Ci si paralizza e si resta ancorati a quel momento critico.

La capacità di superare il lutto e di garantire lo sviluppo di ciascun membro della famiglia è qualcosa di molto complesso che richiede energia e sforzo attivo da parte di tutti. E’ un lavoro impegnativo che può essere svolto anche grazie all’aiuto di un professionista della salute mentale.

Vi lascio una lista di film per esplorare ulteriormente il tema dell’elaborazione del lutto

Per grandi e piccini:

Coco – (Adrian Molina, Lee Unkrich, 2017) – Miguel Rivera è un dodicenne messicano che vorrebbe fare il musicista, ma deve fare i conti con la sua famiglia che odia la musica perché, tempo addietro, il suo trisavolo abbandonò la figlia Coco proprio per inseguire il successo. Con estrema delicatezza il film sottolinea l’importanza della cura del ricordo. Tenere vivo il ricordo, vuol dire tenere viva quella parte di noi che è legata a chi non c’è più. Quella parte che fa di noi ciò che siamo e ciò che saremo. 

Onwardoltre la magia – (Dan Scanlon, 2020)- Due fratelli elfi adolescenti, Ian e Barley, intraprendono un viaggio per scoprire se, tramite la magia, riescono a trascorrere un ultimo giorno con il padre, morto quando erano troppo giovani per ricordarlo. Qui emerge un aspetto importantissimo: la risorsa della fratellanza!

Per i familiari:

La vita di chi resta – (Anne Le Ny, 2007) – Bertrand e Lorraine si conoscono tra i corridoi dell’ospedale dove stanno assistendo i rispettivi partner. Tra i protagonisti nasce una relazione significativa su cui però incombe l’ombra della malattia e della morte. La sceneggiatura tratteggia con un realismo squisitamente francese la psicologia dei personaggi e tutti i sensi di colpa che possono nascere in chi, appunto, “resta”…

Other people – (Chris Kelly, 2016) – Uno scrittore di commedie in difficoltà si trasferisce a Sacramento dopo aver rotto con il proprio fidanzato per aiutare la madre malata. Qui vive con il padre conservatore e le sorelle più giovani, sempre più alieno nella casa della propria infanzia. Molto interessanti le scene che ritraggono madre e figlio che ridono e piangono di fronte alla morte imminente… Questo film ci permette di entrare nella quotidianità di una famiglia in un momento tanto delicato quanto difficile.

Per gli amici:

Paddleton – (Alex Lehmann, 2019) – Michael e Andy sono due amici e vicini di casa, che trascorrono gran parte del loro tempo insieme, mangiando pizza, guardando film di arti marziali e giocando al cosiddetto Paddleton, ovvero una variante da loro ideata del Paddle tennis. La loro routine viene scombussolata da una triste notizia: a Michael viene infatti diagnosticato un cancro incurabile. Anche se a pezzi per la sorte dell’amico, Andy decide di rimanergli accanto, accompagnandolo nel suo ultimo desiderio. Un film alternativo, semplice e coinvolgente.

Se siete in difficoltà, state affrontando la morte di una persona cara o vi state avvicinando al momento del Saluto Finale, sono qui per voi. Per fissare un appuntamento, cliccate qui.

Dott.ssa Lucrezia Arienti

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Per approfondire:

  • [1] Le perdite e le risorse della famiglia. A cura di Maurizio Andolfi e Antonello d’Elia. RAFFAELLO CORTINA EDITORI

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